VOUCHER: E' RISCHIO BOOM DI LAVORO NERO

Rivoltini: «Ora è necessario subito una seria disciplina del lavoro occasionale»
Voucher: è rischio boom di lavoro nero

Dal 18 marzo non si possono più acquistare voucher per pagare la colf o per gli altri lavori occasionali. Il decreto legge 25/2017 che abolisce la disciplina dei voucher è stato infatti pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 17 marzo e da questa data non potranno essere richiesti nuovi buoni. I voucher già richiesti entro il 17 marzo potranno essere spesi entro il 31 dicembre 2017.
Lo stop ai voucher, che quindi non potranno più essere utilizzati da nessuno, famiglie, imprese e Pa, e in alcun settore produttivo, artigianato compreso.
«Così, senza dialogo con le parti sociali, senza neppure chiederci un parere, il governo ha cancellato tre articoli del Dlgs attuativo del Jobs act abrogando, così, completamente la disciplina del lavoro accessorio». Esordisce così Massimo Rivoltini, Presidente di Confartigianato Cremona, all'apertura della prima settimana dopo la cancellazione dei voucher.
«Lo stop ai voucher creerà un vuoto regolatorio – aggiunge Rivoltini - e tanta confusione tra gli operatori. Una famiglia per utilizzare qualche ora una colf, per esempio, dovrà rivolgersi a un consulente del lavoro e regolarizzare la prestazione domestica con un contratto a termine o con uno a chiamata, se si rispettano gli attuali limiti d'età previsti dalla legge vigente. Anche nell'artigianato regnerà il caos, (si pensi ad esempio ai piccoli che ricevono una commessa dei pochi giorni giorni o di qualche settimana. Da domani, bisognerà mettersi al lavoro per offrire a famiglie e imprese strumenti normativi adatti a disciplinare, nel rispetto delle regole, piccoli lavori e lavoretti. Se non si vorrà spalancare le porte al nero».
«E' questo il rischio più grande – prosegue il Presidente di Confartigianato Cremona – quando si fanno prevalere le ideologie. Nel gennaio 2017, infatti, ultimo dato Inps, le vendite dei voucher pari a 8,9 milioni si sono stabilizzate su livelli sostanzialmente analoghi a quelli di gennaio 2016, a dimostrazione che la nuova tracciabilità stava funzionando».
Dai dati Inps, Istat e ministero del Lavoro emerge che i voucher sono utilizzati in prevalenza nel terziario, e che il reddito annuo del lavoratore oscilla, essenzialmente, tra i 2-3mila euro (il tetto massimo era 7mila). Peraltro, il 55% dei percettori di buoni-lavoro si divide tra chi ha un altro lavoro e percettori di ammortizzatori sociali; il 10 per cento sono pensionati; il 14 per cento giovani inoccupati. «Che cosa dicono questi numeri? - conclude Rivoltini -. Primo che era sacrosanto stanare e prevenire gli abusi; Secondo che abolire i buoni vorrà dire, purtroppo, condannare quasi tutti coloro che oggi li percepiscono al lavoro nero. Con buona pace di oltre 20 anni di riforme del lavoro che da Biagi in poi hanno cercato di porre un argine alla piaga del sommerso, bilanciando interessi di imprese e lavoratori».

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