DATI CONGIUNTURALI TERZO TRIMESTRE: continua la fase di assestamento dell’artigianato lombardo

Terzo trimestre 2016 in leggera flessione per le aziende artigiane lombarde, con un -0,3% sul dato congiunturale e un rallentamento tendenziale (+0,8%), ma comunque una crescita media dei primi tre trimestri del +1,1% in linea con il +1,3% del 2015.
Dati non esaltanti, ma non da destare preoccupazione. Così commenta il Presidente di Confartigianato Lombardia, Eugenio Massetti: «Prosegue la lunga fase di assestamento dell’artigianato lombardo: con segno leggermente negativo dopo quelli leggermente positivi dei trimestri scorsi, ma la sostanza non cambia di molto. Per riuscire a svoltare avremmo bisogno di accelerare il passo, e invece continuiamo a procedere con lentezza».
«Una situazione che, certamente, è conseguenza anche di dinamiche globali, con nodi quali la politica dell’Europa, ma anche l’instabilità degli Stati Uniti in attesa dell’elezione del nuovo Presidente o le strategie di investimento della Cina, che hanno riflessi ormai non troppo indiretti anche sulle nostre imprese. In questo quadro, è sempre più evidente che per farcela serve essere attrezzati: intendo dire strutturati, possibilmente inseriti in logiche di rete, aperti al nuovo e ai nuovi mercati. Confartigianato è attiva per dare supporto alle imprese che intendono andare in questa direzione, che molto spesso è l’unica possibile per riuscire. Lo dimostrano la forbice sempre più allargata tra chi va bene e chi va male, e il calo significativo registrato tra le aziende meno strutturate. Ma anche, in positivo, i dati di crescita sugli ordini esteri: chi sta scegliendo di guardare ai mercati internazionali, certo una strada non scontata per aziende come le nostre, sta raccogliendo successi».
L’indice della produzione si ferma a quota 70,8 (dato destagionalizzato, base anno 2005=100) rimanendo ancora ben lontano da quota 100 e 6 punti sotto il massimo post-crisi registrato nel 2011.
Da un punto di vista settoriale, sono quattro i settori negativi - la siderurgia (-6,7%), la gomma-plastica (-2,8%), la carta-stampa (-1,2%) e il tessile (-0,6%) – e sette i settori in espansione, guidati da alimentari (+1,8%), meccanica e pelli-calzature (+1,4%) e minerali non metalliferi (+1,3%). In leggera crescita le manifatturiere varie (+0,3%), l’abbigliamento e il legno-mobilio (+0,1%).
Lo spaccato dimensionale conferma il vantaggio delle imprese più strutturate: sono le imprese di minor dimensione a registrare variazioni quasi nulle (+0,1% le imprese da 6 a 9 addetti e -0,1% le imprese da 3 a 5 addetti), mentre le imprese di maggiori dimensioni registrano un incremento della produzione del 2,4%.
Rimane prevalente la quota di aziende in crescita (41%) rispetto a quelle in contrazione (34%), ma quest’ultime registrano un incremento rispetto ai trimestri precedenti e in particolare cresce la quota di imprese che registrano contrazioni consistenti raggiunge il 30%.
Il fatturato registra migliori risultati rispetto alla produzione, con un incremento tendenziale dell’1,7% e una variazione congiunturale praticamente nulla.
Le imprese artigiane sembrano avvertire in ritardo il raffreddamento della domanda interna registrato nello scorso trimestre dall’industria, registrando un -0,1% rispetto al trimestre precedente e un -0,2% tendenziale. Il nuovo risultato negativo si aggiunge a quello registrato a inizio anno, rendendo negativa la media dei primi tre trimestri del 2016 (-0,1%). Sul versante estero, dal quale il comparto artigiano ricava una quota del fatturato del 6,7% sul totale, i risultati sono ancora positivi crescendo del 2,4% rispetto al trimestre precedente e del 9,1% su base annua. Anche per gli artigiani gli ordini dall’estero nei primi nove mesi del 2016 si presentano in accelerazione rispetto alla media annua dell’anno precedente (+6,0%).
Nell’artigianato il tasso d’ingresso degli occupati mantiene il livello di inizio anno (1,8%), mentre le uscite crescono sensibilmente (1,6%) senza però riuscire a compensare gli ingressi, lascando il saldo positivo (+0,2%). Si riduce inoltre il ricorso alla CIG.
Altre variabili dell’andamento congiunturale:
Il tasso d’utilizzo degli impianti conferma il rallentamento della produzione scendendo al 67%, con solo un settore oltre il 70% (il tessile) e, all’opposto, i minerali non metalliferi che non arrivano al 60%. La media dei primi nove mesi è pari al 67,2%, inferiore alla media annua del 2015 (68,4%).
A livello delle scorte di prodotti finiti le aziende artigiane manifestano segnali di scarsità (-6,7% il saldo), con il 32% che giudica le scorte adeguate. La quota di aziende artigiane che dichiara di non tenere scorte è molto del 53% e omogeneamente distribuita tra le classi dimensionali (56% le micro, 55% le aziende da 6 a 9 addetti e 47% le aziende con 10 addetti e più).
Gli artigiani segnalano scorte di materie prime adeguate nel 59% dei casi, con una prevalenza dei giudizi di scarsità (-11% il saldo). La quota di artigiani che dichiara di non tenere scorte è del 23%.
Le aspettative degli imprenditori artigiani su produzione e occupazione rimangono in area negativa ma si avvicinano al punto di svolta.
Anche sul versante della domanda le aspettative migliorano per entrambi i mercati con la domanda estera che torna positiva e la domanda interna che recupera avvicinandosi al quadrante positivo.

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